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Come migliorare le proprie prestazioni sul campo da Golf

Questo articolo è stato pubblicato nel marzo 2011 nella “Rubrica dello Psicologo – Se la Psicologia gioca a Golf”, che il Dott. Pintus tiene sulla rivista GOLF PEOPLE MAGAZINE – www.golfpeople.eu

La mia attività professionale consiste anche nel seguire come Coach alcuni giocatori di golf, professionisti e non, per aiutarli a rendere più vincenti e soddisfacenti le loro prestazioni sportive.La mia attività professionale consiste anche nel seguire come Coach alcuni giocatori di golf, professionisti e non, per aiutarli a rendere più vincenti e soddisfacenti le loro prestazioni sportive.Di seguito riporto la mail di una giocatrice che ho ricevuto due mesi fa (e che poi ho avuto il piacere di aiutare professionalmente) e la risposta che a suo tempo le ho fornito, dato che tratta di un tema molto attuale.

Egr. Dott. Armando Pintus, ho avuto il suo nome dal mio amico Carlo T., che ha lavorato con lei in passato. Alla buca 11 del golf di Franciacorta, par 3 di circa 90 metri, una volta sono caduta in acqua, e da allora per me quell’ostacolo è diventato ostico: ogni volta in cui gioco lì ho paura di  ricadere in acqua, cosa che mi è infatti successa nuovamente, sia in competizione, sia in allenamento: come posso superare questa paura, o meglio ancora, come posso risolvere per sempre questo problema?  Enrica.

Armando Pintus con la campionessa italiana di Golf Stefania Croce durante una coaching formativa di Golf Evolution Techniques

Armando Pintus con la campionessa italiana di Golf Stefania Croce durante una coaching formativa di Golf Evolution Techniques

Cara Enrica, grazie per la sua gradita mail. Quasi ogni golfista ha la propria “buca 11”, come ha il proprio colpo difficile o la propria “giornata da dimenticare”. Da quello che lei mi ha scritto, mi è facile indovinare l’effetto che deve avere su di lei quella specifica buca (effetto che con ogni probabilità sporadicamente si presenta, come sofferenza e tensione, anche di fronte ad altre buche in cui per finire nel green deve superare dell’acqua).

Ci tengo a farle un discorso molto chiaro, utilizzando anche magari “parole forti” ma inequivocabili: lei ha subìto un “trauma golfistico!”. Ovvero, lei ha “subìto” un evento doloroso che ha innescato una memoria negativa, che si attiva in determinate circostanze (buca 11, per cominciare): se se ne vuole liberare in modo rapido ed efficace, venga a trovarmi come ha fatto a suo tempo il suo amico Carlo; se invece preferisce “fare da sola”,  chieda aiuto al suo maestro di golf, il quale le farà sicuramente notare che alla buca 11 (e magari ogni volta che dell’acqua la separa dal green) lei prende una posizione sbagliata, contraddistinta da uno “swing non ben coordinato e fiato corto”, dopodiché le farà tirare tantissime palline per allenare il suo sistema (mente, corpo, pensieri, tecnica, ecc.) a tirare con tranquillità e in modo sicuro oltre l’acqua. Ci vorranno, credo, parecchie lezioni e parecchi tiri per disattivare almeno parzialmente quella sua paura dell’acqua (dovrà superare molte volte consecutivamente il lago).Questo sistema è basato sulla ripetizione ed è piuttosto efficace, anche se non perfetto, dato che crea delle nuove esperienze (tecnicamente “nuovi riferimenti interni di gioco”) senza però eliminare “la memoria traumatica dell’acqua” che, magari, in competizione o in caso di “giornata no”, potrà ripresentarsi nelle sue future giocate.Una “ripulitura”, o “cancellazione” profonda e definitiva dell’effetto nefasto che ha o può avere su di lei la “buca 11”, si può facilmente invece ottenere con delle specifiche tecniche di “ripulitura delle esperienze negative e dei loro effetti”, in modo da liberarla da ciò che le impedisce di godersi il gioco e di migliorare i suoi risultati (so che, ad esempio, parlarle ora di un birdie alla buca 11 le parrà impossibile oltre che impensabile: ma senza più quella memoria traumatica come sarebbe?).Sia lei sia io sappiamo bene che ogni giocatore ha almeno una sua buca o un suo colpo nefasto “attivo nelle sue “memorie di gioco”. Proprio per questo motivo, come già da tempo avviene soprattutto in Inghilterra, Stati Uniti, Canada e Giappone, anche in Italia sempre più persone si rivolgono a psicologi che come me aiutano a “giocare meglio e con più gioia”, al fine di diminuire il proprio hcp, migliorare la condotta di gioco, risolvere la paura di perdere (o quella di vincere), impostare una strategia di crescita, eccetera.Prenda il suo amico Carlo che, ad esempio, dopo tre sessioni di coaching con me, è diventato molto abile nel driver tant’è che finalmente si diverte e finisce le giornate di golf allegro, e senza la rabbia che prima si sentiva addosso.Proprio per quanto detto sopra, anche le coaching formative individuali o di gruppo sono sempre più richieste, dato anche che sempre più persone sono consapevoli che il golf è soprattutto “una questione di testa” e, si sa, una testa senza memorie traumatiche e senza “buche 11” è una testa più leggera e produttiva.

A cura di Armando PintusPer i lettori che volessero rivolgermi domande i miei riferimenti sono:

Dott. Armando Pintus – Psicologo, Psicoterapeuta, Golf & Sport Coach – Cell. 335-482122 –  a.pintus@csrformazione.itCSR – C.so Plebisciti 12 20129 Milano –

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